Come Creare basi Hip Hop e Trap Originali

da | Blog, hip-hop-vision-articoli-curiosita

 

Tutti gli aspiranti beatmaker vorrebbero rispondere alla domanda implicita contenuta nel titolo di questo articolo: come si fa a creare delle basi hip-hop e trap originali? E cosa significa originali? La risposta alla seconda domanda è subito detta: una base originale non è per forza una base con melodie inedite.

L’hip hop infatti si basa anche in gran parte sui campioni, ossia su brani musicali già esistenti che vengono inseriti in un beat e riarrangiati per l’occasione, come anche sui loop già presenti nei pacchetti di suoni. Il segreto dell’originalità è questo: a prescindere che una melodia o un giro di batterie siano composti da zero o siano preesistenti, l’importante è dare a ogni elemento del beat un sound tipico, unico, che rispecchia lo stile inimitabile del beatmaker.

E allora come si fa a sviluppare il proprio stile? Il presente articolo espone cinque step di difficoltà crescente da seguire per diventare dei beatmaker originali.

 


 

1 – IMPARARE IL BEATMAKING CON UN SOFTWARE DI PRODUZIONE E STUDIARE LE BASI DELLA MUSICA

 

Per imparare a produrre basi musicali originali bisogna innanzitutto entrare nell’ottica che è necessario procedere per gradi senza avere fretta. Tutti vorremmo fin da subito sintetizzare i nostri suoni, mettere insieme i nostri loop, in altre parole sviluppare il nostro sound caratteristico. Questo deve essere giustamente l’obiettivo finale, del resto esprimere un proprio stile originale e diverso dagli altri è un principio rivendicato con orgoglio dall’hip hop di ogni tempo e provenienza.

E’ tuttavia obbligatorio percorrere una serie di step intermedi necessari anche per capire con una migliore cognizione di causa cosa si vuole veramente ottenere dai propri beat.
Studiare i fondamenti musicali e imparare innanzitutto a produrre delle basi normali a livelli professionali, il tutto condito con la frequentazione di corsi e una dose costante di allenamento: questi sono gli ingredienti iniziali e imprescindibili per diventare dei produttori originali e appetibili.

Procediamo con ordine e accuratezza e capiamo prima di tutto come si colloca il beatmaking nel processo di composizione musicale. A prescindere dal sottogenere dei beat, dai bpm, dalla melodia originale o campionata, il beatmaking ha una caratteristica molto peculiare, ossia la centralità del computer nel processo di produzione. Il computer può essere infatti considerato come un vero e proprio strumento musicale. Come nella chitarra o nel pianoforte le melodie sono il risultato dello scorrere delle dita sui diversi tasti dello strumento, così nel computer le melodie vengono composte o campionate attraverso un software di produzione.

La prima cosa da fare se si vuole diventare dei bravi beatmaker è quindi studiare bene il funzionamento di un software di produzione. Ricordatevi: il software è il mezzo che vi permette di comporre con il vostro strumento musicale, quindi è più che mai necessario prendere dimestichezza con esso. Sono veramente tanti i software di produzione ed è difficile darne un’elencazione completa ed esaustiva. Tra i più utilizzati in ambito hip hop sono Cubase, Studio One, Logic Pro, Pro Tools, Ableton, Fl Studio. Il nostro consiglio è di cominciare scegliendo uno solo di questi software e iniziando a studiare per bene il funzionamento solo di quello. In seguito, una volta acquisita una buona dimestichezza con il software con esso, sarà possibile approfondire la conoscenza passando ad altri.

Ma cosa significa conoscere bene un software di produzione? Significa saperlo usare in relazione a quello che più ci interessa, ossia fare beatmaking e quindi imparare a orientarsi nell’interfaccia grafica del software, saper utilizzare sintetizzatori, tracce midi o di altro tipo, configurare correttamente una traccia campionatore etc.. E’ necessario quindi studiare il beatmaking, vale a dire in sostanza studiare come si campiona un brano e come si compongono delle melodie originali attraverso il software di produzione, con tanto di batterie, bassi e scelta dei sintetizzatori da utilizzare.

Su questo bisogna fare una precisazione. A differenza di altri generi musicali l’hip hop è molto più di impatto, nel senso che guarda di meno rispetto ad altri generi a quelle che sono le regole di composizione. Una base non deve essere musicalmente impegnata per essere valida. Per rendere grezzamente l’idea: “se una base spacca spacca e basta” e in questo senso l’hip hop è un genere molto più di istinto rispetto agli altri generi. E’ tuttavia necessario avere delle conoscenze musicali di base per produrre un beat con un minimo di cognizione. Ad esempio va saputo che l’atmosfera cupa delle basi trap è ottenuta grazie alle scale minori, e quindi per fare un buon beat trap con una tale atmosfera non si può andare a caso ma bisogna sapere bene cosa è una scala minore. In generale per produrre bene serve conoscere le note e le scale musicali.

E non è finita qui. Una volta che sono stati scelti gli ingredienti del nostro beat e ne sono state composte le melodie bisogna capire come far suonare ogni traccia e la base nel suo insieme attraverso i processi di mixing e mastering. Il mixing ha come obiettivo quello di far suonare nel modo migliore ogni traccia in relazione alle altre attraverso la regolazione dei volumi e l’aggiunta degli effetti, in sintesi attraverso l’aggiustamento delle frequenze. Il mastering fa la stessa cosa ma non va a lavorare sulla singola traccia bensì sulla base nel suo insieme in modo che il beat nel suo complesso suoni bene e sia pronto per essere caricato sulle varie piattaforme di ascolto.

Sviluppare tutte le competenze sopra elencate richiede tempo e studio e per questo è fortemente consigliabile seguire dei corsi di beatmaking e di mix/mastering.

 


 

2 – PRODURRE UN ELEVATO NUMERO DI TYPE BEAT

 

Il secondo step per diventare produttori originali è praticare un costante allenamento, ossia un esercizio quotidiano nell’arte del beatmaking al fine di ottenere una tecnica sempre più precisa e una dimestichezza sempre maggiore con il software. Ma la conoscenza e la tecnica fine a sè stesse non bastano per produrre delle buone basi. Bisogna infatti capire esattamente come vengono realizzate le basi dei migliori produttori e cosa le rende riconoscibili, cosa distingue un producer dall’altro. Solo studiando cosa è stato fatto da quelli che sono arrivati prima di noi e che hanno avuto successo possiamo capire cosa serve per creare un beat originale. Per questo quando ci si approccia al mondo del beatmaking è consigliabile iniziare a produrre dei type beat.

Un type beat è un beat che viene pensato per un particolare artista e che assomiglia, per stile e per atmosfera, ai beat già utilizzati da quel determinato artista, in generale o con riferimento a una specifica canzone e/o a uno specifico produttore. Di type beat se ne trovano tantissimi sul web, pressoché per tutti gli artisti, tanti con milioni e milioni di visualizzazioni Digitando ad esempio su youtube “Quavo Type Beat” si trova una lista interminabile di beat, e questo vale per tantissimi altri rapper e trapper, anche italiani. E’ tra l’altro già successo nella storia dell’hip hop che dei type beat cessassero di essere tali per diventare a tutti gli effetti beat usati da un artista. Ad esempio il rapper americano A$ap Rocky ha dichiarato di aver trovato una sua strumentale digitando su Youtube “A$ap Rocky Type Beat”.

Ma come si fa a lato pratico a creare un type beat? Ci sono quattro step fondamentali da seguire. Il primo è sicuramente scegliere una canzone dell’artista e del produttore del quale vogliamo appunto creare il type beat. Il secondo step consiste nell’individuare i battiti per minuto, ossia il tempo, del pezzo selezionato. Con il terzo step bisogna trovare la tonalità musicale del beat di riferimento: questo è un aspetto molto importante perché l’utilizzo di una tonalità rispetto ad un’altra permette di ottenere una particolare atmosfera. Questo elemento viene preso in considerazione dai produttori di una certa fama, i quali sanno che è più facile ottenere una hit utilizzando una certa tonalità e non un’altra. Infine, il quarto step è la fase creativa vera e propria che prende ispirazione dal beat di riferimento. Se ad esempio questo ha una melodia principale fatta con dei bells allora a questo punto sta a noi creare una melodia originale con dei bells, e lo stesso processo va replicato con i bassi e con le batterie. Possiamo inoltre prendere spunto dalle variazioni all’interno del beat per capire quando far suonare certi strumenti e metterne in muto altri e viceversa. In questo senso produrre dei type beat è molto utile per rendersi conto di quanto in media siano numerose e importanti le variazioni all’interno di una base.

Creare dei buoni type beat non è sicuramente facile ma un costante allenamento permette di sviluppare un buon orecchio e di capire cosa distingue un producer dall’altro e dà anche modo di comprendere qual è lo stile che più si avvicina al nostro, cosa vogliamo noi dalle nostre produzioni per renderle originali.

Oltre ai type beat esistono inoltre anche i meno noti type mix, ossia dei mix che fanno suonare un beat in modo simile a quelli di un produttore famoso. Un caso di scuola sono i Dr.Dre type mix. Per ottenere un type mix bisogna ascoltare molto bene un beat di riferimento e capire quali effetti vengono utilizzati, quali strumenti suonano in quale posizione e quali strumenti hanno quale volume rispetto agli altri.

 


 

3 – LASCIARSI INFLUENZARE DA ALTRI GENERI

 

Superati i primi due step possiamo dire di essere arrivati a buon punto sulla via per diventare sì dei buoni produttori tecnicamente parlando, ma non ancora dei produttori originali, unici e riconoscibili. A questo scopo il prossimo passo è provare a sperimentare delle combinazioni di suoni differenti. Guardandosi intorno non si può non notare come al giorno d’oggi i generi musicali siano interconnessi come non lo sono mai stati, hip hop incluso. La stessa evoluzione dal rap duro e puro di un tempo alla trap si è manifestata infatti nella sostituzione di strofe parlate con linee più melodiche e cantate, tipico questo di altri generi.

Il punto è questo: una buona dose di originalità è ottenibile inserendo nei propri beat contaminazioni di altri generi musicali. Gli esempi sulla scena non mancano ed è impossibile farne un’elencazione esaustiva. Del resto il rap è nato come combinazione di soul, funky, rhytm & blues e in quanto tale ha messo insieme sonorità provenienti da generi diversi fondendole in qualcosa di nuovo. Senza voler tuttavia andare alle origini dell’hip hop che ormai risalgono a quasi 50 anni fa, limitiamoci a considerare il contesto più recente. A livello internazionale viene subito in mente Post Malone, che nelle sue basi inserisce elementi pop rock. Concentriamoci sul nostro panorama italiano, dove non mancano esempi. Una dimostrazione di come si possono utilizzare delle contaminazioni di altri generi musicali per creare dei beat che “spaccano” ci è data sicuramente dai beat di Don Joe dei Club Dogo. I beat di Don Joe ci mostrano delle combinazioni tangibili che si possono utilizzare, dall’utilizzo dei campioni con la chitarra in stile funky nei primi anni 2000, ben esemplificati dalla canzone “Note Killer”, all’utilizzo vasto di synth dell’elettronica e di ritmi disco negli album più recenti. I tre membri dei Club Dogo del resto nel corso della loro lunga carriera hanno sempre sperimentato molti sottogeneri di hip hop con diverse influenze esterne, sia nel gruppo che nella carriera solista dei rispettivi membri.

Un altro esempio eclatante sulla contaminazione da altri generi ci viene dato da Salmo, il quale ha sviluppato un suo sound originale introducendo nelle basi dei suoi dischi delle sonorità rock e metal. In quanto a questi due generi si deve segnalare il primo album di Noyz Narcos “Non dormire” le cui basi sono state realizzate con linee melodiche di chitarra distorta registrate in studio da un chitarrista che è arrivato ad eseguire nella traccia “Grand Finale” un vero e proprio assolo con la chitarra elettrica.

Di fatto pressoché tutta la scena attuale sperimenta e prende in prestito sonorità di altri generi. Ultimamente vanno molto di moda le melodie latine con tanto di pianoforti e ottoni, campioni presi dalla salsa e giri ritmici del reggaeton. Vengono in mente ad esempio alcuni brani di successo di Sfera Ebbasta, ma non solo. L’utilizzo di suoni sudamericani è stato spinto all’estremo da Achille Lauro e dal suo produttore Boss Doms nell’album “Pour L’Amour” uscito nel 2018, album che ha consacrato il rapper romano come inventore del sottogenere della “samba trap” e che, a detta dello stesso Lauro, mette insieme techno berlinese, afro trap e tanto altro.
E non è finita qui. Recentemente il rap ha iniziato a sconfinare nell’indie dando origine al cosiddetto indie rap. Artisti come ad esempio Carl Brave e Franco 126 nell’album Polaroid del 2017 hanno mischiato l’autotune e strofe melodiche tipicamente trap con beat in cui lo strumento principale è la chitarra tipica del cantautorato, raggiungendo livelli di streaming molto alti e conquistando il disco di platino con le oltre 50.000 copie vendute.

Le possibilità sono quindi tantissime. A ben vedere sembra quasi che al giorno d’oggi più che mai il rap non possa esistere senza essere contaminato da altri generi. Qual è combinazione giusta allora? Quali generi dobbiamo includere nelle nostre produzioni per renderle originali? La risposta non è univoca e dipende sostanzialmente da quello che ci piace e da quello che vogliamo ottenere. Se ad esempio intendiamo seguire il trend utilizzeremo delle influenze latine e reggaeton, se siamo dei discotecari nel cuore sceglieremo elementi disco e club, se siamo dei metallari convertiti al rap metteremo giri di chitarra distorta, mentre se ci piace l’hip hop ma in fondo in fondo abbiamo un animo cantautorale inseriremo un pianoforte o la chitarra acustica. In questo senso la contaminazione di altri generi musicali ci aiuta nello sviluppo del nostro stile originale.

 


 

4 – DIVENTARE UNICI PERSONALIZZANDO I PROPRI SUONI

 

Il quarto step consiste nel  diventare riconoscibili. A prescindere dal sottogenere di hip hop che si sceglie e dalle contaminazioni provenienti da altri generi è infatti necessario diventare unici, nel senso che quando un ascoltatore si imbatte nei nostri beat deve spontaneamente dire senza pensarci tanto: “Questo è proprio lui, non ci sono dubbi!”, così come si può dire “Questo è Charlie Charles e non è Boss Doms”, “questo è Night Skinny e non è Don Joe”.

A questo fine bisogna quindi sviluppare le proprie sonorità specifiche, ossia prendere dei suoni e personalizzarli sia per quanto riguarda le batterie, creando il proprio drum set, sia per quanto riguarda gli strumenti da usare per comporre le melodie, e anche per quanto riguarda i campioni presi da altri brani. Facciamo un esempio con  uno strumento che sta bene dappertutto, ovvero il pianoforte. E’ possibile prendere un pianoforte, campionato o sintetizzato, e modificarne il suono aggiungendo un effetto da regolare a proprio piacimento come un riverbero, un delay, un distorsore o un altro plug-in. Se si vogliono accentuare certe frequenze rispetto ad altre si può poi utilizzare un equalizzatore. Una volta ottenuto il suono personalizzato che piace lo si può esportare e inserire in questo modo nella propria libreria di suoni personali, pronto per l’uso nei beat successivi.
Lo stesso vale per le batterie e in questo caso non solo si possono personalizzare i kick, gli snares, gli hi hat e le altre percussioni, bensì si possono realizzare i propri loop con i propri ritmi caratteristici che fanno suonare il nostro drum set in modo unico e originale.

E’ poi importante realizzare le nostre basi musicali utilizzando sempre più o meno gli stessi suoni che abbiamo selezionato e personalizzato, mettendoli in varie combinazioni in modo da comporre sempre dei beat nuovi e originali.
Questo aspetto è di importanza veramente fondamentale: nell’hip hop lo sviluppo di un proprio stile è una questione di orgoglio, e questo vale sia per il rapper che per il produttore. “Non copiare lo stile di altri” dice Gue Pequeno in una sua famosa canzone.

All’inizio non sarà facilissimo realizzare in pieno questo step  in quanto la nostra attenzione sarà ovviamente focalizzata sull’apprendimento del beatmaking e sullo studio dei beat di successo. In principio inevitabilmente saremo tecnici, ma non dobbiamo preoccuparci di questo in quanto fa parte del normale processo di apprendimento. Una volta acquisita la giusta dimestichezza e sicurezza ottenuta grazie a un costante allenamento lo sviluppo di un proprio stile verrà praticamente in maniera spontanea. E’ comunque a maggior ragione altamente consigliabile seguire dei corsi di beatmaking se non addirittura di sintesi musicale per capire in modo più facile come modificare i suoni a proprio piacimento.

 


 

5 – USCIRE DALLA PROPRIA CAMERA E CERCARE FEEDBACK NEL MONDO

 

Software, beatmaking, mix, master, influenze di altri generi, suoni personalizzati. A questo punto per diventare dei beatmaker validi manca solo il quinto elemento, che è molto probabilmente il più importante, ossia il feedback esterno o in altre parole cosa un rapper si aspetta da noi. Quest’ultimo obiettivo è l’anello mancante ed è il più difficile da raggiungere in quanto, a differenza dei punti precedenti, implica l’uscita dall’isolamento “nella propria camera” e l’inizio della relazione con le impressioni del resto del mondo. Del resto per un beatmaker è importantissimo il giudizio di un rapper sui suoi beat, per il semplice fatto che un produttore quasi mai compone una base in modo fine a sè stesso  bensì lo fa appunto affinché qualcuno ci rappi sopra. Quindi è essenziale capire quali sono le caratteristiche che un rapper apprezza di più delle nostre basi.

Per raggiungere questo obiettivo le strade sono due e anche in questo caso dipendono da quello che si vuole ottenere. Se il produttore coincide con il rapper, ossia se noi stessi vogliamo produrre delle basi per poi rapparci sopra, paradossalmente il giudizio viene da noi e da soli possiamo riuscire a fare autocritica e a capire cosa va e cosa non va nei beat, adattandoli così alle nostre esigenze.

Se invece come nella maggior parte dei casi l’obiettivo è produrre i nostri beat per altri la cosa migliore che si può fare è trovare un rapper con cui collaborare. Questo rapper darà pareri sui beat e farà richieste particolari e ciò può essere tradotto in dei consigli impliciti grazie ai quali si può progressivamente migliorare. Il tutto ovviamente ha senso se il rapper con cui si lavora è valido, in caso contrario è meglio cessare la collaborazione e trovare un altro artista.

Del resto la sinergia tra rapper e produttore negli ultimi anni è un fenomeno tipico anche a livelli molto alti e spesso è essa stessa la chiave del successo: la collaborazione tra Don Joe e Gue Pequeno e Jack La Furia, quella tra Charlie Charles e Sfera Ebbasta, piuttosto che quella tra Sick Luke e la Dark Polo Gang sono solo alcuni tra tanti esempi.
Inoltre spesso se c’è la giusta intesa avviene anche un feedback reciproco: non è solo il produttore che migliora grazie al rapper, ma anche il rapper acquisisce uno stile migliore grazie al produttore.

Bisogna in ogni caso prendere atto che non sempre può essere facile per un aspirante beatmaker trovare un artista con il quale collaborare. Per questo esiste un’altra via per capire quali sono le caratteristiche che i rapper apprezzano di più nelle basi, ossia chiedere pareri onesti a dei professionisti, cioè a produttori che hanno un’esperienza consolidata nel mondo della produzione e che quindi possono dare consigli più che validi su come gestire i nostri beat in modo da renderli competitivi, professionali e spendibili sulla scena.

 


 

Questo articolo ha cercato di fare una panoramica generale su come creare basi hip hop e trap originali, mettendo in luce l’importanza dello studio di un software, del beatmaking vero e proprio così come del mix e del mastering ai fini dello sviluppo di competenze valide, le quali possono essere acquisite al meglio seguendo dei corsi. Inoltre è stato evidenziato il ruolo fondamentale della produzione di type beat, delle influenze provenienti da altri generi e della ricerca di un feedback esterno. Tutti questi sono ingredienti fondamentali, ma ce n’è un ultimo che fa da collante e che ha lo stesso ruolo indispensabile del sale nel rendere saporiti i cibi, ed è la passione. Qualunque cosa facciate in ambito musicale, qualunque sottogenere di hip hop scegliate, qualunque ambizione abbiate nella musica e nella vita, non dimenticate mai di mettere al primo posto la passione per quello che fate. La passione ha un ruolo fondamentale nel raggiungimento di qualunque obiettivo. Si può spendere tutto il tempo a produrre, ma senza metterci passione non si riuscirà mai a uscire dalla pura tecnica. La passione è un mezzo imprescindibile per comunicare la propria arte al mondo.

 

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